E tu, come ti difendi?

Tanto più resistente è la corazza, tanto più fragile è l’anima che la indossa.

E. Paes

Senza rendersene conto, nella maggior parte dei casi le persone mettono in atto dei comportamenti che facilitano il mantenimento dei propri schemi maladattivi. Questi comportamenti vengono appresi durante l’infanzia per gestire le situazioni difficili o pericolose e rappresentano una risposta adattiva e utile. Ma in età adulta gli stessi comportamenti possono rappresentare un problema e contribuire al mantenimento degli schemi. Anche se nell’immediato possono dare un certo sollievo, alla lunga causano una serie di difficoltà in varie aree delle vita della persona.

Tutti gli esseri viventi hanno tre modalità di risposta davanti ad una minaccia o a un pericolo: immobilizzarsi, scappare, attaccare. Quando si attiva uno schema la persona viene travolta da emozioni dolorose che rappresentano quindi una minaccia che va affrontata.

Esistono tre modi in cui una persona può gestire uno schema:

  • RESA
  • EVITAMENTO
  • IPERCOMPENSAZIONE (o attacco)

Scegliere di utilizzare una certa strategia non è una scelta consapevole ma una reazione automatica ad una situazione difficile o percepita come minacciosa.

Resa

Ti arrendi allo schema, lo senti e lo consideri completamente vero, accettando il dolore che provoca.

  • COMPORTAMENTO: ritrovarsi a rivivere situazioni simili alle circostanze che hanno dato origine allo schema; scegliere persone che si comportano in modo simile ai genitori; avere un atteggiamento passivo, sottomesso o dipendente.
  • PENSIERI: prendere in considerazione solo le informazioni che confermano lo schema e non le prove contrarie.
  • EMOZIONI: si viene invasi dalle emozioni negative collegate allo schema.

Evitamento

Eviti le situazioni che attivano lo schema e le emozioni collegate. In questo modo non riesci a fare delle esperienze che possono mettere in discussione lo schema.

  • COMPORTAMENTO: evitare le situazioni; distrarsi; dedicare troppo tempo ad attività solitarie; chiudersi nei confronti degli altri; fare uso di sostanze come alcool, farmaci o droghe; mangiare troppo.
  • PENSIERI: evitare di pensare a determinate cose, non ricordare certi episodi, staccarsi dalla realtà. 
  • EMOZIONI: appiattimento delle emozioni.

Ipercompensazione

Ti senti e ti comporti in modo da sentirsi diversamente a come ti sei sentito da bambino.

  • COMPORTAMENTO: cercare di essere perfetti; criticare gli altri; aggressività; essere prepotenti; essere eccessivamente indipendenti; forte autocontrollo; ossessività.
  • PENSIERI: negare lo schema.
  • EMOZIONI: nascondere le emozioni negative associate allo schema con emozioni esattamente contrarie.

Dove sono finito io mentre ero qui a difendermi?

A. Baricco

Bibliografia

Van Vreeswijk, Broersen, Nadort, “The Wiley-Blackwell Handbook of Schema Therapy: Theory, Research and Practice”. Wiley-Blackwell.

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Tracce di Schema Therapy in un libro

Tratto da “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini:

Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. […] Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa di indefinito.

Belfagor non sopportava le lacrime. Come tutti i mostri dell’anima era convinto di agire per il mio bene. Non poteva darmi amore ma poteva impedire al mondo di darmi dolore: sarebbe bastato non lasciarlo entrare. Detestava la verità e la sua missione era indicarmi la via di fuga dalle situazioni che contemplavano la possibilità di una sofferenza.

Egoismo e ironia erano gli scudi di Belfagor dietro i quali tornavo a nascondermi per non soffrire. […] Non è poi così vero che si desidera ciò che non si è mai avuto. Quando si sta male, si preferisce ciò che ci appartiene da sempre. Ogni vittima tende a riproporre gli schemi del proprio passato.

Nel corso degli anni il rifiuto della verità si era esteso a tutto il resto. Aveva aderito ai pensieri come a una seconda pelle, diventando il mio modo di abitare la vita senza viverla. Succede a noi che ospitiamo Belfagor nello stomaco. Pur di non fare i conti con la realtà preferiamo convivere con la finzione, spacciando per autentiche le ricostruzioni ritoccate o distorte su cui basiamo la nostra visione del mondo. […] L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni. Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.

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